Cersaie 2026: cosa abbiamo visto e cosa porteremo nei nostri progetti
Siamo andati a Cersaie 2026 con gli occhi degli arredatori, non dei rivenditori di pavimenti e rivestimenti.
Il nostro obiettivo era capire quali colori, texture e materiali stanno entrando nelle case e, soprattutto, come queste nuove tendenze potranno dialogare con cucine, bagni, soggiorni, tavoli e complementi.
Perché oggi progettare un ambiente significa sempre meno scegliere un mobile alla volta.
Una cucina può essere bellissima, così come un pavimento, un rivestimento o un tavolo. Ma la domanda che ci siamo fatti continuamente camminando tra gli stand di Cersaie è stata:
saranno belli anche insieme?
Ed è probabilmente questa la riflessione più importante che ci siamo portati a casa da Bologna.
Il colore si scalda
La prima sensazione è molto chiara: i colori si stanno scaldando.
Abbiamo visto sabbia, corda, argilla, terra, terracotta, nocciola, ruggine e beige sempre più profondi e materici.
Il grigio non scompare, ma perde quella freddezza che ha caratterizzato molti interni degli ultimi anni. Anche le tonalità neutre diventano più morbide e naturali.
È una tendenza che ritroviamo perfettamente nell'arredamento.
Una cucina beige caldo, per esempio, può essere abbinata a un rovere naturale, a un top effetto pietra e a un pavimento materico senza creare necessariamente forti contrasti.
L'ambiente diventa più avvolgente.
Ma abbiamo visto anche molto più colore
Cersaie 2026 non è però soltanto beige.
Ci hanno colpito verdi, blu profondi, ruggine, rossi, terracotta e tonalità che fino a qualche anno fa probabilmente avremmo considerato difficili da utilizzare.
Il punto interessante è proprio questo: il colore non deve necessariamente riempire tutta la casa.
Può comparire su una parete, in un elemento della cucina, in un mobile del soggiorno oppure diventare semplicemente un accento capace di interrompere una composizione molto neutra.
La domanda quindi non è più soltanto "qual è il colore di tendenza?", ma:
quanto colore possiamo inserire in questo ambiente senza perdere equilibrio?
La vera protagonista è la materia
Se dovessimo scegliere una parola per raccontare ciò che abbiamo visto a Cersaie 2026 probabilmente sarebbe:
matericità.
Superfici che ricordano la pietra, la terra, l'argilla, la calce, il cemento, il metallo e il legno.
Ma soprattutto superfici che non vogliono più essere soltanto guardate.
Viene voglia di toccarle.
Abbiamo visto rilievi, micrograniglie, superfici irregolari, effetti spatolati, finiture opache e dettagli che cambiano completamente aspetto secondo il modo in cui vengono colpiti dalla luce.
È un cambiamento importante anche per chi progetta arredamento.
Il materiale non viene percepito soltanto attraverso il colore.
Conta quanto è ruvido o uniforme, quanto riflette la luce, quanto appare profondo e quanto è presente visivamente nell'ambiente.
La ceramica non vuole più soltanto imitare
Un'altra impressione molto forte della nostra visita è che la ceramica stia progressivamente cercando una propria identità.
Naturalmente abbiamo visto ancora bellissime interpretazioni del marmo, della pietra, del cemento e del legno.
Ma abbiamo trovato anche moltissime superfici difficili da definire semplicemente come "effetto marmo" oppure "effetto pietra".
Materiali che mescolano riferimenti diversi, lavorazioni, venature, graniglie e sfumature.
Ed è forse proprio questa contaminazione a renderli interessanti per l'arredamento.
Anche un top cucina può così diventare qualcosa di più di una superficie che riproduce un materiale naturale.
Può diventare un vero elemento del progetto.
Le venature diventano protagoniste
Le grandi venature continuano ad avere una presenza importante.
E quando abbiamo davanti una grande lastra è facile innamorarsene.
Ma da arredatori ci siamo posti immediatamente un'altra domanda:
cosa succede quando quella superficie entra realmente in una casa?
Un top molto venato su una grande isola diventa uno degli elementi visivamente più importanti della cucina.
Se nello stesso ambiente abbiamo anche un pavimento molto movimentato, un tavolo ceramico fortemente caratterizzato, un legno importante e magari una parete decorativa, rischiamo di mettere insieme troppi protagonisti.
E quando tutti vogliono essere protagonisti, spesso nessuno lo è davvero.
Top, pavimento e arredamento devono essere scelti insieme
È probabilmente il punto sul quale Cersaie ci ha fatto riflettere maggiormente.
Noi non vendiamo pavimenti.
Ma quando progettiamo una cucina, un soggiorno o un bagno non possiamo ignorarli.
Il pavimento occupa una superficie enorme e influenza inevitabilmente tutto ciò che gli viene appoggiato sopra.
Pensiamo a un open space.
Possiamo avere nello stesso ambiente:
un pavimento effetto pietra, una cucina laccata, un top ceramico, elementi in legno, un tavolo con piano in ceramica, un tavolino davanti al divano e magari una parete materica.
Ogni elemento preso singolarmente può essere bellissimo.
Il progetto nasce però dall'equilibrio tra tutti questi materiali.
Non tutto deve essere coordinato
Attenzione però: equilibrio non significa rendere tutto uguale.
Il top della cucina non deve necessariamente riprendere il pavimento.
Il tavolo non deve necessariamente avere la stessa finitura del top.
E il legno del soggiorno non deve obbligatoriamente essere identico a quello della cucina.
Anzi.
Un ambiente interessante nasce spesso proprio dall'accostamento di materiali differenti.
Quello che cerchiamo è un filo conduttore.
Può essere il colore, la temperatura delle tonalità, una venatura, il rapporto tra superfici opache e lucide oppure semplicemente il carattere generale che vogliamo dare alla casa.
Anche la luce è un materiale
È un'altra cosa che Cersaie 2026 ci ha ricordato molto bene.
Una superficie materica cambia continuamente con la luce.
Un rilievo quasi impercettibile visto frontalmente può diventare evidente quando viene illuminato lateralmente.
Una superficie opaca assorbe la luce.
Una superficie lucida la restituisce.
Una venatura può essere delicata durante il giorno e molto più evidente sotto una determinata illuminazione artificiale.
Per questo quando scegliamo materiali e colori non possiamo pensare soltanto al campione che abbiamo davanti.
Dobbiamo immaginare dove verrà utilizzato e come sarà illuminato.
Il legno rimane il grande alleato della materia
Tra pietre, marmi, terre, superfici strutturate e colori abbiamo ritrovato anche moltissimo legno e interpretazioni del legno.
Non ci sorprende.
Il legno riesce spesso a fare da collegamento tra materiali molto diversi.
Un rovere caldo può ammorbidire una superficie minerale.
Un legno scuro può rendere più elegante un beige.
Una tonalità miele può dialogare con colori della terra e pietre calde.
Per questo nei nostri progetti ci piace spesso utilizzare il legno non necessariamente come protagonista, ma come materiale capace di creare continuità.
E il top della cucina?
È qui che tutte queste tendenze ci interessano particolarmente.
La ceramica nei nostri progetti entra soprattutto nei top delle cucine, nei piani bagno, nei tavoli, nei tavolini, nei comodini e in alcuni elementi del soggiorno.
E il top della cucina, soprattutto quando abbiamo una grande penisola o un'isola, può avere una presenza visiva enorme.
Per questo non dovrebbe mai essere scelto da solo.
Quando valutiamo un top ceramico dobbiamo immaginarlo insieme alle ante, al pavimento, al legno eventualmente presente, alle pareti e, negli open space, anche al tavolo e al soggiorno.
Un campione può essere bellissimo.
Ma ciò che conta è il risultato dell'insieme.
E se nello stesso ambiente abbiamo top e tavolo in ceramica?
È una situazione sempre più frequente.
Una cucina con isola e un grande tavolo possono trovarsi a pochissima distanza.
Dobbiamo utilizzare la stessa ceramica?
Non necessariamente.
Possiamo scegliere due superfici differenti, ma dobbiamo evitare che entrino in competizione.
Se il top dell'isola ha una venatura molto importante, potremmo scegliere per il tavolo qualcosa di più tranquillo.
Oppure possiamo fare esattamente il contrario.
Serve una gerarchia visiva: decidere chi deve parlare più forte e chi deve accompagnare.
Lo stesso vale per il bagno
Nel bagno il piano del mobile deve dialogare con pavimento e rivestimenti, ma anche con il colore del mobile, il lavabo, la rubinetteria, lo specchio e l'illuminazione.
Se abbiamo già scelto un rivestimento molto materico, probabilmente non abbiamo bisogno di aggiungere un altro elemento altrettanto importante.
Se invece pareti e pavimento sono molto uniformi, il piano del mobile può diventare il punto di carattere dell'ambiente.
Non esiste una regola valida per tutti.
Ed è proprio qui che entra in gioco il progetto.
La lezione che ci portiamo a casa da Cersaie 2026
Siamo tornati da Bologna con tantissime immagini, campioni, colori e idee.
Ma soprattutto con una conferma.
La vera tendenza non è un colore. È l'equilibrio.
Possiamo utilizzare il beige, il ruggine, il verde, una grande venatura, una superficie effetto pietra oppure una texture molto materica.
Ma nessuno di questi elementi vive da solo.
Una casa è fatta di superfici che si incontrano continuamente: pavimento, pareti, cucina, top, tavolo, soggiorno, bagno, porte, tessuti e illuminazione.
Il nostro lavoro consiste proprio nel metterle in relazione.
Perché seguire le tendenze non significa portare a casa tutto ciò che abbiamo visto in fiera.
Significa osservare, conoscere le novità e poi scegliere soltanto quelle capaci di rendere migliore uno specifico progetto.
Un materiale può essere bellissimo da solo.
La progettazione comincia quando decidiamo cosa mettergli accanto.
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